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Le emozioni che facciamo fatica a gestire diventano quelle che abbiamo paura di scoperchiare

Dentro di noi vivono una moltitudine di emozioni e spesso cerchiamo di soffocarle pensando che possano interferire coi nostri pianicome se il sentire il corpo, potesse in qualche modo attenuare le abilità personali ed eventualmente rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi.


Le emozioni al contrario ci raccontano l’andamento dei nostri scopi
, ci aiutano quindi a ricalibrare il tiro in caso di necessità, investendo energie in qualcosa che ci consenta di raggiungere la meta prefissata.

Bisogna essere capaci di urlare, arrabbiarsi, dire di no, appassionarsi, chiedere, giocare esprimersi, piangere e sentire di cosa si ha bisogno.

Le emozioni che facciamo fatica a gestire, sono molto spesso proprio quelle che da bambini facevamo più fatica a sostenere. Non consideriamo però che da adulti siamo in grado di accettarle e integrale dando un senso alla vita, se solo ci diamo l’opportunità di sperimentarle. Questo è un meccanismo difensivo che induce a pensare come unicamente possibile la modalità che si è sempre utilizzata, senza un’altra soluzione.

La via d’uscita c’è: pensare che non siamo più i bambini di un tempo, ma persone in grado di gestire le emozioni grazie alle capacità acquisite con l’esperienza.
Più si lavora sulla crescita personale, più cresce la varietà e intensità di emozioni che possiamo vivere, perché possiamo autoregolarle.
Alcuni pensano che essere forti significhi non avere paura. In realtà le persone più forti sono quelle che sono consapevoli di ciò che provano e lo accettano.
Il conflitto contro cui ci troviamo a combattere quasi quotidianamente é fare contenti gli altri (seguire le regole imposte dalla società o passate a livello familiare) oppure me.
Dato che il bisogno d’amore è fondamentale, molto spesso si sceglie di fare contenti gli altri, rinunciando a se stessi.

Cosa succede se dimentico me stesso per assecondare gli altri?
La mente dimentica, il corpo no.
Lo stress rimane bloccato nell’organismo, se non ha possibilità di fuoriuscire in qualche modo.
Se rinuncio a me, rinuncio alla mia crescita personale.
La realizzazione personale dipende da una buona autonomia che si sviluppa grazie al soddisfacimento dei propri bisogni, non quelli degli altri. Ecco perché ho la necessità di seguire le mie inclinazioni con le mie modalità e non con la formula progettata da qualcun altro.

La gestione delle emozioni permette di dare qualità alla vita.
Un’emozione può essere espressa, repressa o contenuta.
Esprimere un’emozione è il contrario del reprimerla, in certi casi può essere la soluzione migliore: non sempre è utile esprimere quello che si prova: immagina di essere in un museo ed incominciare ad urlare, a meno che non sia per chiedere aiuto non è un comportamento adeguato.
La capacità di contenerle (senza negarle, reprimerle o espellerle, per l’incapacità di gestirle), è uno degli aspetti che rende migliore la nostra vita. Possiamo quindi imparare a modularle secondo le nostre necessità.

Ti è mai capitato di pensare che sarebbe successo qualcosa di catastrofico, ma poi quando quel qualcosa si è verificato per davvero non ti sei sentito così male come immaginavi?
Alcuni studi hanno dimostrato che le persone generalmente tendono a immaginare di stare molto peggio di come poi si sentiranno quando accade qualcosa di spiacevole. Le ricerche fanno riferimento alla previsione affettiva, cioè la stima delle proprie emozioni future legate al verificarsi di eventi. Solitamente si tende a sopravvalutare la sensazione negativa, perché tendiamo a non prendere in considerazione nient’altro al di fuori dell’evento in sé, neppure le nostre capacità di fronteggiare e adattarci agli eventi critici.

Carl Gustav Jung parlava di un istinto di guarigione, la capacità di guardare a noi stessi per smontare i nostri schemi disfunzionali che generano sofferenza. Privarci di quell’armatura che non ci consente di sentire noi stessi e l’altro, al fine di capire meglio e lavorare sulla saggezza interiore che ci consente di ritrovarci, quando ci sentiamo presi.
Il cuore ci dice cosa fare, la mente come farlo.